Ictus: cos’è e come prevenirlo - Intervista al Dott. Mercandalli

Martedi 24 Maggio 2022

L’ictus o insufficienza cerebrovascolare è una condizione clinica che può condizionare in modo severo la qualità della vita. In Italia si verificano circa 240.000 casi all’anno, di cui 30.000 sono rappresentati da ictus che si presentano in età giovanile e  che sviluppano sintomi chiaramente invalidanti. 

Abbiamo chiesto al Dott. Giulio Mercandalli, chirurgo vascolare del Centro Radiologico Lissonese, di raccontarci in maniera più approfondita cosa accade quando si viene colpiti da questo tipo di deficit e quali sono ad oggi i metodi per prevenire l’insorgenza di un ictus. 

Che cos’è l’Ictus?

L’ictus è un danno neurologico del sistema nervoso centrale che può essere dovuto a diversi fattori. In base alla causa che scatena il fenomeno, possiamo distinguere l’ictus in due tipologie:  

  • L’ictus emorragico - quando è dovuto ad un’emorragia che determina una compressione della materia grigia e quindi un danno cerebrale localizzato.
  • L’ictus ischemico - quando è dovuto all’occlusione di un'arteria o trombo all’interno della cavità cardiaca che migra all’interno del flusso circolatorio (ictus cardioembolico)

A volte l’ictus ischemico può verificarsi a partire da un trombo all’interno della cavità cardiaca che, migrando verso il flusso circolatorio, giunge all’encefalo provocando l’occlusione di un’arteria. Fortunatamente la maggior parte degli ictus consente un recupero parziale/completo, ma possono verificarsi casi in cui l’ictus può evolversi in qualcosa di grave entità o divenire fatale. 

Che differenza c’è tra ictus ed ischemia?

I termini ictus ed ischemia sono parzialmente sovrapponibili. L’Ischemia è una mancanza di vascolarizzazione ed irrorazione sanguigna di un determinato territorio che può essere il cuore, il cervello o un arto ad esempio. L’ictus è invece una mancanza di vascolarizzazione che si verifica esclusivamente nel territorio cerebrale e che prevede, oltre alla mancanza di irrorazione sanguigna, anche un danno ai tessuti. 

In alcuni casi ci possono essere delle forme di ischemia che determinano la mancanza di sangue temporanea, che viene poi successivamente colmata, non producendo alcun danno. Possiamo dire dunque che la differenza tra ischemia transitoria ed ictus base va ricercata nella presenza o meno di un danno radiologicamente rilevabile. 

Cosa succede in caso di Ictus? Quali sono i sintomi? 

L’ictus può determinare uno spettro di sintomi che possono andare dall’emiparesi fino al coma e, nel peggiore dei casi, alla morte. In caso di ictus, i sintomi sono in sostanza pressoché lateralizzati. In altre parole, il sintomo dell’ictus è correlato alla zona che viene colpita. Come sappiamo l’emisfero destro del cervello comanda la parte sinistra del corpo, il sinistro comanda la parte destra,Quindi, ad esempio, se l’ictus colpisce la parte sinistra del cervello, si potrà riscontrare un’emiparesi destra (ossia una paresi parziale della parte destra del corpo). Ancora, sempre facendo lo stesso esempio, dato che nell’emisfero sinistro vi sono anche i centri del linguaggio, si potrà riscontrare anche un’afasia, un sintomo che impedisce al paziente di esprimersi con le parole. 

Riassumendo, i principali sintomi dell’ictus possono essere: 

  • Emiparesi 
  • Emiplegia (paresi completa della parte sinistra o destra del corpo)
  • Afasia fluente o completa 
  • Disartria (difficoltà nell’utilizzare i muscoli utilizzati per parlare)
  • Altri disturbi motori e del pensiero

C’è da dire inoltre che negli ictus meno importanti, il paziente risulta perfettamente cosciente di quello che gli sta accadendo anche se non ha il pieno controllo del proprio corpo e del proprio linguaggio. 

Ictus: quali sono le cause?

Le cause dell’ictus, come dicevamo, possono essere diverse. Ad esempio nel caso dell’ictus emorragico, si ha un allagamento dei tessuti cerebrali dovuto alla rottura di un’arteria che va a comprimere la materia grigia dell’encefalo provocando l’ictus. Questa rottura a sua volta può essere generata da diversi scompensi come ad esempio una malformazione artero-venosa, un picco ipertensivo, un aneurisma cerebrale ed altri. 

Cause diverse che sono quindi caratterizzate da un eziopatogenesi completamente differente. 

Per quanto riguarda, invece, l’ictus ischemico, si ha un’occlusione dell’arteria che può essere anch’essa prodotta da diversi fattori. Ad esempio, per quanto riguarda l’ictus cardioembolico, la causa è da ricercarsi nella formazione di un trombo all’interno della cavità cardiaca che, migrando all’interno del flusso circolatorio, arriva al cervello provocando l'occlusione dell’arteria.

Ictus: quali sono le conseguenze?

Le conseguenze dell’ictus possono essere diverse e dipendono in sostanza da due fattori: 

  • l’entità del danno 
  • il tempo di recupero

Il territorio che va incontro ad ictus, ad una lesione cerebrale di tipo ischemico, nei casi in cui si può intervenire, lascia una cicatrice. Se questa cicatrice è di grossa entità, tutta la zona interessata ne risentirà. La zona che è interessata dall’Ictus, a seconda di come ed in quanto tempo si riperfonde, determina un recupero più o meno parziale di quell’area. E qui entra in gioco la differenza tra il tipo di lesione e la ripercussione clinica.

Esistono ictus che producono lesioni grosse in aree poco importanti che danno sintomi relativamente meno preoccupanti ed ictus che hanno un’estensione di lesione piccola, ma colpiscono delle aree più importanti producendo così sintomi di grave entità. 

Ictus ischemico: quali sono le aspettative di vita?

Ciò che condiziona le aspettative di vita di un paziente colpito da un ictus ischemico è senz’altro la percentuale di recupero dopo l’attacco. Negli ictus in cui si manifesta un’emiplegia o nei casi più gravi che possono portare al coma, l’aspettativa di vita ovviamente si riduce.

Facciamo un po’ di chiarezza: l’ictus cardio-embolico, ad esempio, è un ictus di un paziente che accusa un embolo al cuore che va a finire nel cervello determinando l’ictus. Si tratta però di un paziente che, a parte l’aritmia, potrebbe risultare un paziente sano. Un paziente invece che ha un ictus di tipo carotideo ha un’aspettativa di vita più bassa a parità di sintomi perché un paziente con una carotide occlusa è un paziente che risulta clinicamente più compromesso.

Un altro tema sensibile da  affrontare oltre all’aspettativa di vita è quella della compromissione della qualità della vita dei pazienti. Poiché l’ictus oltre ad essere una patologia che può portare a conseguenze fatali, resta un fenomeno di grave entità che porta anche nelle fasi intermedie ad un deterioramento importante della qualità della vita. 

Ictus: quali sono i fattori di rischio?

Se parliamo di Ictus ischemico i fattori di rischio sono: 

  • Ipertensione
  • Fumo
  • Diabete
  • Familiarità
  • Sesso maschile

È possibile prevenire l’Ictus? Se si, in che modo?

Si, è possibile prevenire l’ictus. A parte il controllo dei fattori di rischio, è possibile fare prevenzione eseguendo una serie di esami tra cui un ecocolordoppler delle carotidi, un elettrocardiogramma per escludere delle eventuali aritmie, un bubble test ed altri esami più specifici. Inoltre, è possibile prevenire l’ictus anche farmacologicamente ed in ultima analisi eseguire un intervento chirurgico per rimuovere la causa dell’ictus come ad esempio una placca carotidea in caso di ictus carotideo. 

Prevenzione Ictus: quali sono gli esami che è possibile effettuare presso il centro radiologico lissonese?

I principali esami che è possibile effettuare nel Centro Radiologico Lissonese per prevenire l’ictus sono:

  • Ecocolordoppler dei tronchi sovraortici 
  • Elettrocardiogramma - esame principe per la prevenzione dell’ictus cardioembolico
  • Risonanza magnetica o TAC dell’encefalo nel caso di ictus emorragico

Tutti esami molto semplici che vanno a coprire la grande maggioranza delle cause dell’ictus.

Quale percorso è possibile attivare presso il Centro radiologico Lissonese?

Il grande vantaggio del Centro Radiologico Lissonese è che si avvale, per quanto riguarda la cardiochirurgia e la chirurgia vascolare, di specialisti che oltre a fare la diagnosi sono in grado di seguire il paziente a 360° sia nel pre che nel post-intervento. Nella maggior parte degli ambulatori spesso il paziente si trova di fronte ad un professionista che non ha un appoggio ospedaliero e quindi non opera in prima persona. Il vantaggio di questo centro è proprio la possibilità di essere seguiti in tutto il percorso dalla diagnosi alla fase post operatoria. L’approccio multidisciplinare del centro consente al paziente di avere un intero team a sua disposizione per poter effettuare tutti gli interventi di cui ha bisogno proprio all’interno del centro senza il bisogno di doversi spostare in altre strutture. 

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