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Il ruolo della tomosintesi. Intervista al dott. Rosselli del Turco

Giovedì 30 Luglio 2020

Il tumore al seno è la neoplasia più frequente in assoluto per incidenza nella popolazione femminile. Si stima che nel nostro Paese verranno diagnosticati circa 53 mila nuovi casi di tumori del seno tra le donne, contro 500 nuovi casi tra gli uomini. Considerata l’intera popolazione, quello della mammella si conferma tra i cinque tumori più frequenti.

 

La fase preclinica è quella in cui il tumore è già presente, ma la donna non avverte alcun sintomo. Bisogna cercare di sottoporsi ad esami specifici, come la mammografia e in particolare la tomosintesi, per diagnosticare una lesione che non è ancora avvertibile ma che poi si svilupperà negli anni successivi.

 

Gli studi sugli screening hanno dimostrato che questa fase preclinica può durare circa 2/3  anni nella fase pre-menopausale, ma fino a 4/5 anni nella fase post-menopausale: i controlli periodici possono quindi anticipare la diagnosi e dare una riduzione della mortalità. Ciò perché, se la diagnosi è più precoce, il tumore è più curabilie e si è dimostrato un 30% di riduzione della mortalità nelle donne che eseguono controlli periodici con mammografia.

 

Abbiamo intervistato il dott. Rosselli del Turco, specialista in radiologia diagnostica ed esperto in senologia, per avere un quadro più chiaro possibile sulla tomosintesi e sulla prevenzione del tumore al seno.

 

Che differenza c’è tra tomosintesi e mammografia tradizionale?

 

La mammografia con tomosintesi, detta anche mammografia tridimensionale, è un’evoluzione della mammografia digitale. La mammografia convenzionale su pellicola non viene più eseguita, ora si fa la mammografia digitale: un passo importante in quanto c’è stato un miglioramento della sensibilità, ovvero la capacità di identificare i tumori più piccoli.

 

La tomosintesi prevede, durante l’esecuzione dell’esame, un’escursione di circa 40 gradi del tubo radiogeno, che consente di ricostruire i diversi strati della mammella. Questo permette di analizzare zone interne alla mammella, escludendo quelle sopra e quelle sotto, evitando la sovrapposizione di altre densità mammarie.

 

Il risultato di questa nuova tecnica permette di aumentare l’accuratezza sia in termini di maggiore sensibilità, cioè la capacità di vedere piccoli tumori quando presenti, sia in termini  di maggiore specificità, ovvero la capacità di riconoscere come negative o benigne alcune lesioni che con la mammografia digitale precedente potevano risultare falsamente dubbie o sospette.

 

Quali sono i vantaggi di questa tecnica?

 

Sicuramente una maggiore accuratezza: anche se la mammografia è una tecnica accurata, ha sempre dei limiti. Ad esempio, circa un 10-20% dei tumori possono sfuggire ai controlli periodici e apparire negli intervalli dello screening. Questo perché, specialmente in donne più giovani e con seni densi, talvolta il tumore può non essere individuato in mammografia.

 

Il vantaggio della tomosintesi consiste nella diminuzione della possibilità di errore, determinando una maggiore sensibilità. Quando si usa una tecnica più sensibile in genere si ha anche una minore specificità, come ad esempio con  la risonanza magnetica (RM) della mammella, che è una tecnica più sensibile della mammografia, ma ha lo svantaggio di creare falsi positivi. Anche per questo la RM mammaria trova indicazione solo in soggetti ad alto rischio, o in condizioni cliniche particolari, specie in fase pre-operatoria. Invece, la tomosintesi migliora in tutti e due i sensi: aumenta la sensibilità, ovvero vede più casi, e al tempo stesso crea meno falsi allarmi: il poter scomporre la mammella in strati evita quelle sovrapposizioni che talvolta sono fonte di errore.

 

In che casi si ricorre alla tomosintesi?

 

Esistono 2 politiche nell’uso della tomosintesi:

1. Si usa come esame di secondo livello per chiarire dei dubbi nati dalla normale mammografia digitale.

2. Si procede direttamente con la mammografia con tomosintesi, senza sottoporsi prima alla mammografia convenzionale.

 

Personalmente sono favorevole a questa seconda metodica perché, se è vero che la mammografia con tomosintesi riconosce più casi di quella convenzionale, usarla solo come approfondimento limiterebbe l’efficacia di questa metodica: 1 caso su 5 di tumore può essere individuato con la tomosintesi e non essere visibile alla mammografia digitale convenzionale.

 

Esistono dei rischi nel sottoporsi ad un esame di tomosintesi? E da quanto tempo è in uso?

 

No, è una mammografia come le altre. C’è un lievissimo aumento del 10% di dosi di radiazioni, molto contenuto e clinicamente non significativo.

La metodica è in uso da circa 10 anni, i primi studi sono stati pubblicati intorno al 2010.

 

Ogni quanto è consigliato farla?

 

La periodicità è la stessa della mammografia convenzionale.

 

Si raccomanda di usare un intervallo più breve nelle donne giovani in premenopausa perchè, anche se il tumore è meno frequente, quando si è in età fertile c’è un quadro ormonale che determina una crescita più veloce dei casi di tumore, e quindi si dispone di meno tempo per trovarlo in una fase preclinica.

 

Dopo la menopausa il rischio aumenta un po’ ma tende ad avere una crescita più lenta, quindi si può fare anche con cadenza biennale. La raccomandazione è di iniziare con i controlli mammografici dopo i 45 anni, salvo condizioni particolari di maggior rischio.

 

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