Intervista al Dott.Claudio Stradi - La visita angiologica

Mercoledì 09 June 2021

La visita angiologica viene prescritta quando è necessario diagnosticare e curare una patologia di tipo arterioso o venoso già manifesta e riveste un ruolo di primaria importanza anche sul piano della prevenzione. Ne abbiamo parlato in maniera approfondita con il Dottor Claudio Stradi, Specialista in Angiologia Medica del Centro Alfa di Modena che ci ha spiegato come tenere sotto controllo i principali fattori di rischio ed in particolare il colesterolo.

 

Cos’è l’angiologia?

La parola angiologia viene dal greco angios (“vene”) e logos (“studio”) ed è quella branca della medicina che si occupa essenzialmente dello studio del sistema vascolare, che comprende Arterie e Vene. Possiamo dire più semplicemente che se il cardiologo si occupa della caldaia, noi possiamo essere considerati come gli idraulici periferici.

 

Quali sono le patologie più diffuse in ambito angiologico?

Le patologie più importanti, non tanto a livello di diffusione quanto piuttosto di importanza, sono senza dubbio le patologie arteriose, ossia tutte quelle patologie che impediscono al sangue di giungere correttamente agli organi periferici. Tra queste, ad esempio, troviamo l’ictus, che sopraggiunge quando non arriva sangue al cervello e l’infarto, che invece si verifica quando non arriva sangue al cuore.

L’infarto, infatti, non è da annoverare tra le malattie del cuore, come comunemente si pensa, ma tra le malattie delle arterie. Ciò che provoca l’infarto è infatti l’occlusione di una delle coronarie, le arterie che nutrono il cuore, che non permette al sangue di affluire correttamente con danno al muscolo cardiaco.

La causa principale della chiusura dei vasi è da annoverare alla presenza di placche aterosclerotiche, queste ultime sono costituite principalmente da lipidi, tra cui il colesterolo, sostanze fibrose e calcio, che con il tempo possono accumularsi all’interno dei vasi sino a sviluppare un restringimento, stenosi o una chiusura completa, trombosi. Quindi una sorta di tappo in grado di rallentare o bloccare il flusso sanguigno con le conseguenze sopracitate.

Quello che cerchiamo di fare noi angiologi è appunto evitare che eventi del genere si verifichino. Attraverso tecnologie come ecocolordoppler di ultima generazione riusciamo a controllare se i vasi sono aperti o se, invece, vi è un principio di chiusura, agendo tempestivamente.

Tra le patologie di tipo venoso, invece, troviamo le trombosi venose, le vene varicose e le flebiti superficiali.

 

Quando è necessario fare una visita angiologica? Quali sono le prime spie d’allarme?

La consulenza angiologica, in via preventiva, con ecocolordoppler delle carotidi dovrebbe essere richiesta intorno ai 50 anni. Per tutti quei soggetti a rischio, ossia per chi fuma molto, per chi ha il colesterolo alto o il diabete o la pressione alta bisognerebbe iniziare a fare il primo controllo già intorno ai 45 anni. In caso di assenza di lesioni, è consigliato ripetere i controlli ogni 3-5 anni, in base all’età. Per l’ictus, purtroppo, non vi sono dei veri e propri segnali di allarme e il più delle volte sopraggiunge improvvisamente, anche in totale assenza di sintomi, per questo la visita preventiva periodica, ha un ruolo fondamentale per riscontrare segni di malattia negli stadi iniziali.

Nelle patologie venose la visita preventiva è meno pregnante poiché ci si può rivolge all’angiologo alla comparsa dei primi segni (vene varicose) o sintomi (gonfiore, dolore, rossore, crampi notturni)

 

Come si effettua una visita angiologica? Quanto dura?

Innanzitutto, è importante sottolineare che una visita angiologica, preventiva per le malattie delle arterie dovrebbe sempre essere associata ad un ecocolordoppler in grado di valutare, con accuratezza al decimo di millimetro, depositi di calcio o colesterolo (esempio nelle carotidi).

Una visita può durare una ventina di minuti. Completa di ecocolordoppler almeno 30 minuti.

 

Quali sono gli esami che si svolgono presso il Centro Alfa di Modena?

La novità che abbiamo messo a punto nel nostro centro di Modena è il cosiddetto percorso diagnostico per la ricerca di placche di colesterolo, ossia un esame specifico per la ricerca di placche di colesterolo a livello dei principali vasi coinvolti in questa problematica (carotidi, femorali, aorta addominale). La durata dell’esame varia da una mezz’oretta a tre quarti d’ora: il paziente si reca da noi con gli esami riguardanti i grassi del sangue (anche effettuati tramite il nostro punto prelievi) e successivamente si procede con il check-up, che comprende un ecocolordoppler dei vasi più a rischio per la valutazione e stadiazione di eventuali ispessimenti o placche di colesterolo presenti e una consulenza personalizzata per consigli o prescrizione di integratori e/o farmaci in base al livello di rischio del paziente.

Se le placche riscontrate non sono molto grosse, si consiglia al paziente di recarsi nuovamente al controllo una volta l’anno.

Generalmente non c’è da preoccuparsi, quando si riscontra una chiusura delle arterie sino al 50%. Quando si ha invece una chiusura che supera il 70% allora si parla di soggetti ad elevato rischio di ictus.

In questo caso, il paziente non va più seguito e monitorato solo con i farmaci, ma si potrebbe intervenire direttamente chirurgicamente o dilatare la carotide con palloncino (angioplastica) e uno stent, piccola molla per neutralizzare la placca.

Accade raramente di ritrovarsi anche di fronte ad un paziente con una chiusura completa della carotide, in questo caso non vi sono indicazioni a intervenire chirurgicamente. E’ sufficiente la terapia medica con farmaci antitrombotici.

L’integrazione della valutazione dei livelli di colesterolo nel sangue unitamente allo studio ecocolordoppler delle arterie si inserisce proprio in questo specifico contesto. Sebbene il colesterolo sia un fattore di rischio diretto, i controlli programmati sono fondamentali per prevenire l’insorgenza di infarti e ictus. Può capitare, infatti, che nonostante un paziente presenti alti livelli di colesterolo nel sangue abbia comunque vasi liberi da placche e quindi potrebbe non necessitare di trattamenti terapeutici o con farmaci, ma potrebbe bastare una variazione delle abitudini alimentari. Viceversa, possono esserci placche di colesterolo anche importanti pur con dosaggi di colesterolo nel sangue normali, sottostimando un alto rischio. Per questo è importante una valutazione sinergica dei valori ematici unitamente allo studio delle placche con ecocolordoppler per una diagnosi personalizzata.

 

Quali sono i principali fattori di rischio vascolari? E cosa consiglia per prevenire l’insorgenza di questo tipo di patologie?

I principali fattori di rischio vascolari possono essere divisi in due tipologie: modificabili e non modificabili. L’età insieme alla familiarità e sesso maschile rientrano senz’altro tra i fattori di rischio non modificabili.

Ad esempio, un ragazzo di trent’anni che fuma ed ha il colesterolo alto ha generalmente meno probabilità di sviluppare una patologia vascolare rispetto ad una persona anziana, in quanto il tempo è un aspetto di importanza rilevante per quanto riguarda l’accumularsi di colesterolo a livello dei vasi e il conseguente formarsi delle placche.

Il colesterolo, la pressione alta, il diabete, il fumo, l’obesità, la sedentarietà e lo stress rientrano invece tra i fattori modificabili. 

Anche in materia di prevenzione possiamo parlare di prevenzione primaria e secondaria. La prevenzione primaria, include tutte quelle avvertenze sulla salute che possono essere utili per qualsiasi tipo di paziente ad esempio, noi consigliamo di non fumare, avere una dieta controllata e di fare attività fisica per almeno mezz’ora al dì (meglio un’ora e mezza ogni 3 giorni).

La prevenzione secondaria è quella che mettiamo in atto quando ci troviamo di fronte a persone con un principio di malattia, quando iniziano i depositi nelle arterie. Entriamo nella prevenzione secondaria quando non bastano più delle semplici avvertenze. Può iniziare il ricorso ai farmaci.

Sul sito dell’Istituto della Sanità è possibile calcolare in percentuale il rischio individuale di sviluppare una malattia cardiovascolare.

E’ sufficiente inserire alcuni parametri, modificarli in tempo reale e scoprire in pochi minuti cosa potrebbe succedere se si eliminassero completamente alcune cattive abitudini come il fumo e la sedentarietà ad esempio. Un ottimo stimolo per i pazienti per intervenire in autonomia con la prevenzione.

 

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