MVC o insufficienza venosa: cos’è, cause e sintomi

Giovedì 14 Settembre 2023

L’insufficienza venosa cronica è una condizione che colpisce gli arti inferiori di circa il 20-40% della popolazione causando gonfiore, dolore, pesantezza, comparsa delle vene varicose, fino a situazioni più gravi, con la formazione di ulcere.

A contribuire allo sviluppo della malattia, uno stile di vita sedentario, lavorare molte ore in piedi e la familiarità. Le tecniche innovative oggi messe in campo permettono una risoluzione quasi totale dei problemi, che devono però essere valutati durante una visita con uno specialista.

Ne abbiamo parlato con il Dottor Gianluigi Rosi, angiologo che collabora con l’Istituto Andrea Cesalpino.

La malattia venosa cronica è la stessa patologia dell’insufficienza venosa cronica?

L'insufficienza venosa è uno stato che si realizza quando la vena, ovvero quella struttura che riporta il sangue al cuore dopo l’ossigenazione dei tessuti, si infiamma e non compie più il suo lavoro di contenimento.

Dal momento in cui ci troviamo davanti a un’insufficienza venosa, in maniera parallela, potremo avere anche una malattia venosa cronica. Generalmente, se avviene un'infiammazione della vena, siamo già in un quadro di malattia venosa cronica.

In sintesi, possiamo dire che l'insufficienza venosa può aggravare la malattia venosa cronica, ma allo stesso tempo la malattia venosa cronica può stimolare un'insufficienza venosa.

Che cos’è la malattia venosa cronica?

La malattia venosa cronica è, come detto, una condizione che colpisce le vene delle gambe rendendole così meno efficienti. Questa patologia si verifica quando le valvole dentro alle vene non funzionano in maniera corretta, impedendo al sangue di fluire regolarmente.

Ricordiamo che le vene sono dotate di valvole che si aprono e si chiudono. Se queste valvole si danneggiano o si indeboliscono, il sangue rischia di accumularsi nelle vene, portando a una malattia cronica.

Ad oggi, sappiamo che esiste una familiarità nella comparsa della malattia. Ovvero, i figli di madri o padri con un'insufficienza venosa, o che soffrono di vene varicose, possono andare incontro a loro volta a un quadro simile. Ancora, invece, non è stato provato se esistano delle condizioni genetiche per l'insorgenza della patologia.

L'insufficienza venosa e le vene varicose colpiscono il 20-40% della popolazione. Se non vengono curate, si può andare incontro a quadri più complessi che comprendono trombosi o ulcere, con un danneggiamento importante degli arti inferiori.

MVC: Quali sono i sintomi dell’insufficienza venosa?

I primi sintomi dell'insufficienza venosa si riscontrano nel senso di pesantezza alle gambe che insorge dopo 3-4 ore trascorse in piedi. La vena grande safena, che decorre dalla caviglia, internamente, fino all'inguine, e la piccola safena, che decorre posteriormente dietro la gamba, sono le due vene più importanti degli arti inferiori che possono andare incontro a un tipo di insufficienza venosa superficiale e dare, come primo sintomo, proprio questo senso di pesantezza.

Quando si ha questa patologia, si percepisce, inoltre, a fine mattinata o a fine giornata, il desiderio di tenere le gambe alzate per riposare.

Con il peggiorare della situazione, possiamo avere alterazioni locali del derma, che iniziano a stimolare il prurito. Una persona, quindi, inizierà a grattarsi, dando luogo a un eczema e, a causa delle alterazioni all'interno della vena dove esistono strutture come l'endotelio, il sangue e i globuli rossi infiammeranno la zona, aggravando il prurito, fino alla formazione di ulcere.

MVC: Quali sono le cause dell’insufficienza venosa?

Oltre alla familiarità, tutti coloro che svolgono un lavoro in cui devono stare molte ore in piedi, come le parrucchiere, o in zone dove la temperatura è molto alta, come i panificatori, hanno un rischio maggiore di sviluppare questa malattia.

Le donne, inoltre, risultano essere più esposte all'insorgenza di questa patologia, soprattutto durante la gravidanza, in particolare se in presenza di vene varicose.

La malattia venosa cronica è solo agli arti inferiori?

L'insufficienza venosa non si presenta mai negli arti superiori. Quelle che possiamo osservare sulle braccia sono, invece, le trombosi venose.

L'insufficienza venosa è, quindi, localizzata solo negli arti inferiori, solitamente nel sistema venoso superficiale. Essa si manifesta per il 60% nelle donne e per il 40% negli uomini.

Normalmente, la situazione si aggrava dopo i 35-40 anni. I giovani, tranne casi rari - attorno al 5% - non soffrono di insufficienza venosa, condizione che peggiora man mano che si va avanti con gli anni, in particolare tra i 70 e i 95 anni.

Quando l’insufficienza venosa è profonda?

Possiamo avere un'incontinenza del sistema venoso profondo. Ricordiamo che negli arti inferiori abbiamo due sistemi venosi:

  • Superficiale, che è quello con la vena grande safena e piccola safena e dei rami collaterali.
  • Profondo, che è composto, tra le altre, dalle vene tibiali e dalla vena femorale, che viaggiano accanto alle arterie.

Nel sistema venoso profondo, l’insufficienza è una condizione rara, che si attesta attorno al 2%. Si riscontrano maggiormente, invece, le trombosi.

Quando l’insufficienza venosa è grave?

L'insufficienza venosa porta a una malattia cronica grave quando abbiamo già una formazione di ulcere alle gambe. Questo quadro deve essere sanato con varie tecniche e metodiche.

Insufficienza venosa agli arti inferiori: ci sono dei rischi?

I rischi dell'insufficienza venosa, in particolar modo se non viene curata, sono quelli legati all’aggravarsi della situazione che sfocia poi in trombosi o ulcere. Ulcere che, essendo lesioni superficiali della pelle, devono essere curate tutti i giorni, tenendo presente il rischio di sanguinamento, infezione e infiammazione.

Essendo queste lesioni molto comuni in individui dopo i 60-70 anni, esistono delle tecniche particolari di sclerosi che ci consentono di intervenire su questi pazienti, ma anche negli over 70, senza complicanze.

Insufficienza venosa agli arti inferiori: ci sono dei rischi?

I rischi dell'insufficienza venosa, in particolar modo se non viene curata, sono quelli legati all’aggravarsi della situazione che sfocia poi in trombosi o ulcere. Ulcere che, essendo lesioni superficiali della pelle, devono essere curate tutti i giorni, tenendo presente il rischio di sanguinamento, infezione e infiammazione.

Essendo queste lesioni molto comuni in individui dopo i 60-70 anni, esistono delle tecniche particolari di sclerosi che ci consentono di intervenire su questi pazienti, ma anche negli over 70, senza complicanze.

Si può guarire dall’insufficienza venosa?

Per eliminare il problema dell'insufficienza venosa si deve intervenire sulla vena, eliminando la causa scatenante. La percentuale di guarigione delle lesioni trofiche è superiore al 90%.

Come si curano le vene varicose?

Quando noi abbiamo delle vene dilatate, varicose, lungo la gamba, che oltre a creare un danno funzionale creano anche un danno estetico, possiamo intervenire attraverso l'ablazione chimica endovascolare.

Con questo intervento si inietta una schiuma, una scleromousse, che una volta all'interno della vena crea una fibrosi della vena stessa. Questa è una tecnica che abbiamo messo a punto nel 2001-2002 e permette di “restaurare la gamba”, migliorando così la situazione, anche da un punto di vista chirurgico.

Le vene varicose, infatti, tendono a ripresentarsi anche dopo un'operazione. Con la scleromousse ecoguidata riusciamo a intervenire sulle vene in maniera non cruenta, molto tollerata anche dalle persone più anziane, facendo un salto di qualità nella cura della malattia venosa cronica.

Quando rivolgersi a un angiologo?

Bisognerebbe fare una prima visita per valutare il proprio stato venoso verso i 18 anni: in questo modo si può delineare una prognosi futura. Osservare, infatti, lo stato venoso di una persona da giovane ci dà modo di consigliare la persona su quello che dovrà fare in futuro.

La visita angiologica prevede un controllo generale e l’esecuzione dell'ecocolordoppler. La visita è di fondamentale importanza perché permette di capire la situazione del paziente, per poi consigliare i prossimi passi da eseguire.

Come professionista, consiglio una prima visita angiologica a 18 anni, seguita da un'altra attorno ai 40 anni e poi, se necessario, suggerisco di iniziare un percorso verso i 55 anni.

Come raccomandazione generale, per chi sta molto in piedi e si muove poco è molto utile, poi, utilizzare una calza elastica con compressione graduata. È, inoltre, importante essere meno sedentari possibile, fare esercizio fisico, evitando da seduti di accavallare le gambe e utilizzare dei gambaletti.

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