Tumore alla prostata: cos’è, come avviene la diagnosi

Venerdì 23 Settembre 2022

In Italia il tumore alla prostata è una delle neoplasie più diffuse, tanto da rappresentare il 18,5% di tutti i tumori che vengono diagnosticati nella popolazione di sesso maschile.

Nonostante questi dati possano spaventare, il rischio che la malattia porti al decesso del paziente è basso, soprattutto se viene diagnosticato per tempo.

Si stima che la percentuale di persone ancora vive dopo 5 anni dall'insorgenza del tumore sia del 92%. L’aspettativa di vita per un carcinoma alla prostata sono quindi alte.

Abbiamo chiesto al Dott. Alberto Piacentino, direttore sanitario dello Studio Radiologico Centocannoni di Alessandria, di raccontarci in maniera più approfondita che cos'è il tumore alla prostata e quali sono i metodi diagnostici più utilizzati.

Cos’è il tumore alla prostata?

Il tumore alla prostata è un'alterazione strutturale della ghiandola periferica prostatica, nella quale abbiamo una crescita non controllata di cellule anomale.

Questo avviene soprattutto nella popolazione maschile in tarda età. Si stima, infatti, che sopra gli ottant'anni, l’80% degli uomini abbia il tumore prostatico.

Ancora non è chiaro perché alcuni tumori prostatici sviluppino metastasi, con conseguente morte del paziente, mentre, per altri, il tumore alla prostata insorga in maniera meno aggressiva. Quest'ultima tipologia è quindi solitamente un tumore non progressivo che non metastatizza e convive con la normale vita del paziente.

Sono molti i casi, infatti, in cui il decorso è molto lento, tanto da non portare sintomi per molti anni e nel quale il trattamento si limita ad una sorveglianza attiva. Bisogna quindi ricordare che in questi casi è molto comune che il paziente muoia di altre cause, pur avendo un carcinoma alla prostata.

Quali tipologie di tumore alla prostata esistono? 

Il carcinoma alla prostata può insorgere in diverse tipologie, esse sono:

  • Adenocarcinoma, ovvero un tumore che va a svilupparsi dal tessuto delle ghiandole
  • Sarcoma, ovvero un tumore che si sviluppa a partire dal tessuto connettivo
  • Carcinoma a cellula di transizione, molto raro e si sviluppa dalle cellule che rivestono internamente la vescica
  • Tumore a piccole cellule, raro e aggressivo si sviluppa a partire dalle cellule neuroendocrine

Il tumore alla prostata più diffuso è sicuramente l’adenocarcinoma che ritroviamo in circa 80% dei casi e risulta essere più aggressivo in età più giovanile (50-60 anni), mentre risulta essere meno aggressivo attorno agli ottant'anni.

Tumore prostata sintomi: quali sono?

Purtroppo il tumore della prostata di tipo non invasivo dà sintomi simili alle iperplasie prostatiche benigne, come ad esempio i disturbi alla minzione o minzione frequente anche quattro volte a notte.

Soprattutto nelle fasi iniziali, il carcinoma alla prostata è asintomatico, non dando nessun disturbo. Per questo è considerato un tumore subdolo: perché almeno inizialmente non va ad interferire con la vita quotidiana del paziente.

Nel momento in cui il tumore aumenta di dimensioni, i sintomi che possono insorgere sono:

  • Difficoltà nella minzione
  • Aumento della frequenza di minzione, in particolar modo nelle ore notturne
  • Flusso di urina non costante
  • Dolore alla minzione
  • Eiaculazione difficoltosa e dolorosa
  • Dolori generalizzati nel basso addome

Tumore alla prostata cause

Le cause del tumore alla prostata sono perlopiù sconosciute. Molto probabilmente ad aumentare il rischio di dover affrontare questa neoplasia ci sono delle concause che portano alla sua comparsa, come:

●      Una vita non ordinata: fare poco esercizio fisico e soffrire di obesità possono aumentare il rischio di insorgenza del tumore alla prostata.

●      Predisposizione genetica: tutti gli uomini che hanno avuto un consanguineo che si è ammalato di carcinoma alla prostata, hanno un rischio maggiore di ammalarsi. Questo rischio inoltre aumenta se un ad un familiare è stato diagnosticato il tumore alla prostata prima dei 65 anni.

●      Età avanzata: questo tipo di neoplasia risulta infatti essere molto raro negli uomini sotto i 40 anni.

Anche la prostatite, quando è grave ed è ripetuta, potrebbe far insorgere il tumore alla prostata, così come le infezioni prostatiche frequenti derivanti anche da molti partner sessuali.

Quanti stadi ha il tumore alla prostata?

Quando si parla di stadi del tumore alla prostata, si indica una classificazione che indichi dove è localizzato il carcinoma e le sue dimensioni.

Il tumore alla prostata ha quattro stadi:

  • Stadio uno (T1), localizzato e difficile da palpare
  • Stadio due (T2), circoscritto ma palpabile e visibile attraverso l'ecografia
  • Stadio tre (T3), diffuso con il tumore che ha invaso anche le vescicole seminali o la capsula
  • Stadio quattro (T4), diffuso con danni metastatici

Per determinare lo stadio in cui si trova il tumore alla prostata si inizia dall'esplorazione rettale, seguita dalla risonanza magnetica multiparametrica che permette di comprendere l'estensione del tumore e l'intaccamento dei linfonodi.

Qual è il grado di aggressività del tumore alla prostata?

Non sappiamo quanto il tumore alla prostata sia aggressivo in maniera generica. Risulta importantissimo quindi scegliere la terapia più adatta differenziando i tumori invasivi, che colpiscono la capsula prostatica, da quelli che invece possono dare meno problemi.

Questa distinzione si realizza attraverso l'osservazione di alcune caratteristiche cliniche e patologiche che vengono denominati fattori prognostici. Tra questi il più utilizzato è il punteggio di Gleason.

Questo dato viene deciso in maniera soggettiva dal medico curante dopo l'analisi al microscopio del tessuto preso in esame, mediante biopsia o dopo un intervento di asportazione della prostata.

In base all'aspetto del tessuto prostatico, il medico assegnerà un valore da 1 a 5, in cui l'1 è la forma di carcinoma meno invasivo, mentre il 5 rappresenta il tumore più aggressivo.

Quali sono le aspettative con un tumore alla prostata?

Normalmente una persona anziana affetta da tumore alla prostata ha delle aspettative di vita ottimali. Infatti di solito il paziente conclude la sua vita a causa di altri motivi e questo accade anche se non vengono fatte cure e ci si limita alla sorveglianza attiva.

Con la prostatectomia, anche se il tumore dovesse insorgere in età giovanile, tra i 50 e i 60 anni, si hanno altrettante buone prospettive di vita.

Come viene diagnosticato il tumore alla prostata?

La prima indagine che viene effettuata per diagnosticare un tumore alla prostata è quella digitale che permette all'urologo, attraverso una visita trans rettale, di palpare la prostata e quindi di percepire un eventuale nodulo e constatarne la durezza.

Attraverso la palpazione, dunque, possiamo avere il primo sospetto di tumefazione maligna che va confermata o meno attraverso la risonanza magnetica multiparametrica (RM mp) e la biopsia (biopsia fusion).

La RM mp risulta migliore della semplice Risonanza Magnetica aiutando ad analizzare l'anatomia della prostata e delle zone vicine.

Esistono vari sistemi di biopsia computerizzata in cui la macchina si occuperà di tutto e nella quale le immagini si fondono con la risonanza magnetica per, in tempo reale, vedere il punto di criticità sul quale effettuare la biopsia, senza sottoporre il paziente ad esami invasivi.

Cos’è la RM multiparametrica prostatica?

La Risonanza Magnetica multiparametrica permette di ridurre le biopsie inutili e andare invece a fare biopsie molto più mirate solo su una lesione o su una zona sospetta.

Questo tipo di diagnostica viene utilizzato per:

  • Valutare pazienti con PSA alterato
  • Controllare i pazienti con tumore alla prostata poco aggressivo
  • Individuare eventuali recidive

Nell'esame con la Risonanza Magnetica multiparametrica si è visto che le sequenze di diffusione, che sono sequenze che permettono di differenziare la mobilità delle molecole d'acqua, erano molto significative e molto specifiche e reattive sul tumore prostatico, per questo è molto utilizzata in quest’ambito.

Con le apparecchiature da 3 Tesla, che hanno una potenza magnetica elevatissima, si può differenziare il tessuto sano da quello patologico.

Tutti i vari gradi di sospetto di lesione patologica, vengono classificati con il sistema PI-RADS, che si basa su una scala di valori da 1 a 5, permettendo così di assegnare un valore crescente di probabilità ad ogni sospetto individuato in fase di risonanza magnetica.

Quanto dura e come si svolge l’esame?

L'esame se viene fatto con un'apparecchiatura da 3 Tesla è un esame molto veloce.

L'esame viene effettuato con mezzo di contrasto utilizzando il gadolinio per endovena. Viene fatto un esame piuttosto veloce perché l'iniezione deve essere molto rapida per avere una progressività dell'impregnazione patologica di mezzo di contrasto.

È quindi un esame molto semplice: in dodici-tredici minuti il paziente esce con un esame completo.

Qual è il contributo della RM 3T sull’individuazione dei livelli di pericolosità del tumore alla prostata e perchè risulta più efficace sulla sua classificazione

Bisogna sottolineare che più si eleva il campo magnetico, più sarà facile fare la spettroscopia.

Il gold standard permette di avere la spettroscopia dal vivo con la diagnosi chimica di un tumore o di un pieno tessuto sano. Ma quando questo non avviene, come accade con le attrezzature attuali, l'indagine con la multiparametrica è quella che si avvicina di più ad un esame spettrografico che permette con certezza di individuare un tessuto patologico.

In questo caso, con la diffusione, si ha un segnale elevato nei tessuti patologici, un segnale che invece risulterà assente nei tessuti normali.

Qual’è la differenza rispetto ad un esame standard 

L'esame standard avviene su un campo visivo più grande, che deve essere almeno di 35-40 centimetri di fuoco. Si andrà quindi ad osservare l'addome inferiore per studiare la vescica, la prostata, le vescicole seminali, i linfonodi iliaci e quelli inguinali.

La multiparametrica, oltre ad avere un campo visivo molto piccolo di 16 cm, riesce ad avere una definizione molto maggiore rispetto all'esame standard.

Alliance Medical ha a disposizione l'apparecchiatura a 3T, ovvero una delle strumentazioni più performanti nella diagnostica. La Risonanza Magnetica a 3 Tesla, con il suo alto campo magnetico, permette di acquisire immagini digitalizzate altamente accurate. Alliance ha inoltre una macchina da 1 Tesla e mezzo che è altrettanto adatta a fare gli esami diagnostici.

Utilizzando questo tipo di apparecchiature innovative e specializzate abbiamo la possibilità, grazie ad un segnale più forte, di localizzare al meglio il tumore alla prostata.

E’ necessario l’uso di bobine endorettali? 

In Italia sono rimasti in pochi ad utilizzare  le  bobine endorettali, ma è qualcosa che sconsigliamo di utilizzare in quanto è una pratica molto dolorosa.

Si stima che circa l'80% dei pazienti si rifiuti di proseguire con l'esame per il dolore e per procedere c'è necessità di somministrare ansiolitici e miorilassanti.

Abbiamo ormai la certezza da studi a livello mondiale che con la RM 3T si riesce ad avere la stessa accuratezza nella diagnosi che si può avere con un esame effettuato con le bobine endorettali.

La differenza sta che con l'RM 3T sottoponiamo il paziente ad un esame molto meno invasivo.

La RM 3T multiparametrica della prostata può permettere di evitare l’accertamento tramite biopsia prostatica?

La RM 3T multiparametrica non permette ancora di evitare la diagnosi di tumore alla prostata tramite biopsia.

Al momento la RM 3T  aiuta a porre l'attenzione sul sospetto di patologia in atto, servirà però sempre la biopsia sia per accertare la presenza o meno di neoplasia, sia per comprendere la tipologia e il grado di evoluzione della stessa.

Ha ancora utilità un’ecografia transrettale?

L'ecografia transrettale non risulta più così utile per diagnosticare il carcinoma alla prostata.

Serve, infatti, principalmente per darci le dimensioni prostatiche, oppure per comprendere se la capsula prostatica è integra o meno, ma non permette l'accuratezza necessaria per diagnosticare un tumore alla prostata.

Questo tipo di esame diagnostico viene effettuato utilizzando una piccola sonda che viene inserita delicatamente nell'ano in maniera totalmente indolore.

Come prevenire il tumore alla prostata

Per il tumore alla prostata non esiste una prevenzione vera e propria. Alcuni comportamenti possono però aiutare a ridurre il rischio di insorgenza di questa patologia.

Come per qualsiasi altro tipo di malattia, quindi, vale sempre la regola di mantenere una vita sana, non fumare, non bere, mangiare in maniera corretta, inserendo nella propria dieta cibi antiossidanti, come il té verde, aumentando inoltre il consumo di frutta, verdura e cereali integrali.

Sappiamo che il peperoncino, e a volte il cioccolato, può determinare problemi prostatici. I due cibi appena citati, infatti, determinano una congestione o un'infezione prostatica, ma non abbiamo la certezza che incidano sull' insorgenza del tumore prostatico.

Bisogna poi porre attenzione all'ereditarietà, dato che il tumore alla prostata ha un'impronta genetica.

Inoltre una persona che soffre di frequenti infezioni prostatiche è più facile che incontri nel corso della sua vita un tumore prostatico.

Perché è importante la prevenzione e la diagnosi precoce?

Come per ogni neoplasia la prevenzione è cruciale anche per il tumore alla prostata.

Se il tumore viene diagnosticato in fase iniziale, infatti, la cura risulterà più semplice e potrà limitarsi alla sorveglianza attiva

Nel momento in cui il tumore tenderà a progredire, il paziente sarà invitato a fare le cure ormonali oppure radioterapia, per mantenere il carcinoma alla prostata sempre al di sotto della soglia di invasività, garantendo la sopravvivenza oltre i cinque anni.

Quali sono i principali fattori di rischio?

Se un uomo ha un genitore o un proprio nonno che ha avuto un tumore prostatico, è facile che anche la persona stessa incontri questo nemico durante la vita.

Circa l'80% dei pazienti sopra gli ottant'anni ha un tumore prostatico, quindi è una cosa che è abbastanza frequente nella popolazione umana.

È facile però che quando uno va incontro da anziano ad una patologia prostatica il tumore sia molto meno aggressivo.

Quali sono le principali complicanze e conseguenze?

Le complicanze possono andare dall'infezione, come ascessi prostatici, fino a complicanze dovute all'intervento o alle cure, perché la radioterapia porta a grossi fatti cicatriziali con conseguenti problemi di evacuazione e minzione.

L'incontinenza urinaria è infatti riscontrata nel 5-10% dei pazienti, mentre la stenosi uretrale assieme alla sclerosi del collo vescicale è stata una complicazione riscontrata nel 7-20%.

Un'altra complicazione dell'intervento, presente nel 30-100% dei pazienti, è la disfunzione erettile. La percentuale risulta così alta perché dipende molto dall'età della persona e dai problemi precedenti all'intervento.

Le complicazioni, in ogni caso, dipendono molto dallo stadio in cui il tumore viene diagnosticato.

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