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La grande sinergia del team del San Paolo Radiologia di Bregnano durante l’emergenza sanitaria. Intervista alla Dott.ssa Maria Mercalli

Martedi 29 Settembre 2020

In Lombardia, nel periodo di emergenza sanitaria territoriale causata dal virus Covid19, il Centro Radiologico San Paolo di Bregnano ha collaborato con l’ATS Insubria ad un progetto mirato ad individuare tra i Pazienti sintomatici inviati dai Medici di basi i casi più gravi che necessitavano di ricovero ospedaliero e di stretto monitoraggio domiciliare.

Il lavoro è stato coordinato dal Direttore sanitario Dott.ssa Maria Mercalli e dalla referente del Centro Sig.ra Daniela Chiodini con la collaborazione di tecnici di radiologia, dell’infermiera e di un team di impiegate.

Abbiamo intervistato la Dott.ssa Maria Mercalli per approfondire l’argomento.

 

Quando avete iniziato questo progetto?

La Lombardia nel Marzo 2020 stava vivendo un periodo di forte stress sanitario con gli ospedali ormai al collasso, carenza di tamponi e numerosi pazienti con sintomi simil influenzali potenzialmente correlabili al nuovo virus Covid19.  

Parallelamente anche il nostro centro viveva un periodo di grave difficoltà emotiva sospesa tra la paura del contagio e la voglia di poter essere utili al nostro territorio.

Il 25 Marzo alle ore 14.00 abbiamo ricevuto una mail dall’ATS di competenza in cui si chiedeva alle strutture presenti sul territorio di aderire ad un progetto di screening mediante TC rivolta a pazienti con patologie delle vie respiratorie a lenta risoluzione.

La risposta era attesa per le ore 20.00 del giorno stesso.

Abbiamo aderito convinti di poter dare un aiuto concreto a chi già stava lavorando in prima linea con grandi difficoltà.

 

In che modo avete fornito il vostro aiuto?

I medici di base inviavano la richiesta di TC mediante procedure codificate dalla ATS che comprendeva anche una succinta anamnesi.

I Pazienti venivano prontamente contattati dalle collaboratrici per fissare l’appuntamento TC (attesa compresa tra 1-4 giorni) e fornendo loro tutte le indicazioni sul percorso da seguire.

Il problema che ho dovuto affrontare è stato che non sapevo quale paziente fosse Covid positivo e quale non lo fosse per cui abbiamo dovuto istituire un percorso che proteggesse entrambi.

Il paziente arrivava e parcheggiava nel nostro cortile interno isolato, veniva accolto dall’infermiera dotata di tutti i DPI necessari (tuta protettiva, visiera, mascherina, doppi guanti).

Devo precisare che molti pazienti eseguivano anche un prelievo ematico, in quanto si incominciava a intuire che la malattia non coinvolgesse solo l’apparato respiratorio.

Il paziente, munito di mascherina, guanti e calzari entrava direttamente nella sala prelievi e successivamente in sala TAC.

L’infermiera e il tecnico successivamente sanificavano le superfici con cui il paziente aveva avuto contatto. 

Veniva gestito un paziente ogni 30 minuti.

Io, o più raramente un altro radiologo, ero presente in struttura e refertavo praticamente in tempo reale l’esame e contattavo direttamente il medico di base.

Nelle prime sedute contattavo il medico di base solo nel caso di TC positiva per polmonite interstiziale, ma entro breve tempo ho capito quanto fosse importante per i miei colleghi presenti sul territorio conoscere l’esito in ogni caso, in modo da impostare correttamente gli iter diagnostici più appropriati. 

Inoltre, entro fine giornata, il referto era consultabile sul Fascicolo Sanitario Elettronico del paziente, in modo che i medici di base potessero scaricare la copia cartacea. 

In caso di necessità di ricovero si informava il paziente di far delegare a ritirare il CD con le immagini da una persona di fiducia non convivente.

 

Questa nuova attività come è stata recepita all’interno del Centro?

All’inizio vi è stata qualche diffidenza legata alla paura ma in breve tempo abbiamo capito che tutti stavano facendo qualcosa di utile, in base alle proprie mansioni e questo ha paradossalmente creato un clima più sereno che ci ha permesso di vivere con una diversa prospettiva le nostre giornate lavorative.

Io ho inoltre creato con i colleghi che lavorano sul territorio un nuovo tipo di rapporto professionale improntato sulla solidarietà e sulla condivisione di ciò che ognuno di noi apprendeva sul nuovo virus, gioendo insieme delle belle notizie e soffrendo per i casi più dolorosi.

 

Quali risultati sono emersi dagli esami eseguiti?

Nei primi 40 giorni abbiamo eseguito circa 120 TC HR con una positività per polmonite interstiziale pari al 35%.

L’età media dei pazienti con polmonite si aggira intorno ai 61 anni con il paziente più giovane di 18 anni.

 

Il progetto sta andando avanti?

Durante il mese estivo non ci sono state richieste per pazienti con queste caratteristiche, ma la struttura rimane a disposizione dei medici di base e del territorio qualora dovesse tornare ad essere necessario.

 

Vorrei concludere ringraziando tutte le persone che hanno lavorato con me, in modo speciale Daniela, che mi hanno fatto capire che in questo particolare periodo bisogna lavorare e vivere con coraggio senza però dimenticarsi di avere paura, in modo da non abbassare la guardia  con la consapevolezza di un futuro migliore.

 

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